Margerita (o l’integrazione facile)

 

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2013. Regia e sceneggiatura: Alessandro Grande; produzione: Adrea Santoro Alessandro Riccardi Alessandro Grande; Fotografia: Francesco Di Pierro; Musiche originali: Gianluca Sibaldi; montaggio: Claudio Pisano; Interpreti: Ionut Constantin, Francesca Valtorta, Marian Serban, Moni Ovadia.

Resta che la musica è bella perché sa di genuino, resta il finale che fa sorridere come sorride Marg(h)erita, resta un’ombra di descrizione sociale non stereotipata, forse idealizzata, ma oltre questo cos’altro?

Alessandro Grande, autore nel 2010 di In my prison che ebbe un discreto successo, conferma lo stile che già lì emergeva. Si occupa di temi sociali trattandoli con un certo buonismo, lavora sui pregiudizi, sulle icone (il coltello e la fune di In my prison, le facce sospette in Margerita che nel finale fanno pensare alla rapina), avviando un gioco con lo spettatore ribaltandone le aspettative.
Qui un giovane rumeno, solito a rapine, viene incaricato di entrare in casa di una “donna sola”, lui ne controlla gli orari, gli spostamenti, infine quando è il momento di agire ha avuto il tempo di affezionarsi alla ragazza, Margherita, per la sua puntualità e per il violino che si porta sempre dietro. Anche lui suona il violino, viene catturato da una registrazione che ascolta in casa di Margherita, decide di impararne il motivo e arrangiarla con altri musicisti del campo rom. Nel finale quando non ci si aspetta altro che una rapina, i ladri-musicisti hanno con sé gli strumenti e suonano il motivo mentre Margherita esce di casa, causandone lo stupore e il sorriso.

Il tono fiabesco ci sta, ma essendo un cortometraggio il risultato sembra avere troppo i caratteri di uno spot, di una pubblicità progresso sull’integrazione, o anche di un videoclip musicale. Essendo anche fondamentalmente un’opera sulla musica stona l’inserimento tra i pezzi eseguiti dal vivo di tanta musica extra-diegetica, d’accompagnamento. Le immagini son belle, si legano già bene da sole, non hanno bisogno di accompagnamento.
I risultati migliori si raggiungono forse nell’esordio: il furto sul tram è montato ottimamente, i piani totali si alternano bene ai ravvicinati, e il passaggio dallo sguardo dell’uomo derubato al ragazzo che corre è perfetto. Anche la ciclicità dei giorni del ragazzo espressa col ripercorrere le stesse strade è ben girata, come pure la favola scherzosa raccontata nel campo rom.
Spiace dire che la caduta di tono avvenga proprio quando in scena interviene Moni Ovadia, il maestro, figura non ben collocata, complice della brutta scena dello Stradivario e presenza ingombrante.

Un cortometraggio dunque disomogeneo, buono, forse ottimo, come prodotto televisivo da mandare in onda nel preserale per promuovere l’integrazione, ma certo fatica ad essere opera cinematografica. Bastava un po’ più di misura.

 

Per ulteriori informazioni: http://www.margerita.it

In my prison (2010): http://www.youtube.com/watch?v=oeoEWRkUUiM

 

Margerita-Foto-di-scena

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4 pensieri su “Margerita (o l’integrazione facile)

  1. Chiunque abbia scritto scemenze simili, non capisce assolutamente nulla di cinema. E’ un lavoro di una profondità e sensibilità unica. Questo è cinema, quello vero. L’autore della recensione deve imparare a studiare analisi e critica di un film, se vuole fare il critico. E non distruggere i lavori più meritevoli che ci sono in Italia, sparando sentenze fuori luogo.
    A nome di tutta l’ Ass. Cult. Cineasti Italiani.

    1. E’ palese che dietro tanta cattiveria si nasconda un registello che parla per invidia o che vuole parlare male di proposito di un lavoro che, ha ottenuto 78 premi e 140 selezioni ufficiali in tutto il mondo. Gran bel corto Margerita, emozionante e delicato. Dovrebbe vergognarsi chi gestisce questa pagina.

  2. sono perfettamente d´accordo. proprio per il senso di colpa generale e comune viene premiato questo lavoro. maggiormente in italia. recensione che condivido pienamente.

  3. Questo cortometraggio ” Margerita ” ha avuto tanti riconoscimenti e altri ancora ne riceverà in futuro perchè esso tratta una bella storia mostrando tanta sensibilità, parla di integrazione sociale e della cultura di un popolo che ci è vicino. Io ho vissuto una storia molto simile a questa mostrata nel corto e vedendo ” Margerita mi sono molto emozionato perchè ho come rivissuto la mia storia cui io mi innamorai di una donna romena, frequentai la comunità romena integrandomi bene io con loro e con le loro tradizioni culturali come i balli la musica, la cucina, la lingua e i modi di dire. Una bella emozione, come un tuffo al passato rivivendo le stesse emozioni, da quella storia scrissi un riassunto in una lettera che volli fare recapitare a quella donna che mi aveva fatto innamorare, ma dalla stessa lettera e dalla stessa musa ispiratrice volli bozzare alcuni passaggi scrivendone un racconto. Ecco il perchè mi sono più volte emozionato nel vedere ” Margerita “, nelle scene ho come rivisto me, ci sono scene molto belle e profonde che hanno tanto di sensibilità. Spero che ” Margerita ” possa divenire un bel film, il regista è molto bravo ed ha talento a saper mostrare il senso profondo di sensibilità e di intergazione sociale e culturale di un popolo. Margerita è un bel corto che ha ricevuto da Nord a Sud lungo lo stivale tanti riconoscimenti e ne merita ancora ben altri e riconoscimento speciale per diventarne di sicuro un bel film.

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