La migliore offerta (che Tornatore ha potuto offrire)

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Pochi giorni fa ho rivisto La migliore offerta di Tornatore, questa volta in italiano. Che sia stato complice o meno il doppiaggio mi sembra di aver visto, rispetto all’originale in inglese, due film diversi. Sarà che, essendo il film tutto costruito attorno al finale, il conoscerlo già appiattisce il resto.
Una seconda visione solitamente arricchisce, La migliore offerta non fa che riproporre.

Un film del genere – o forse è adatto dire “di genere” – non proponendo solitamente grosse novità nell’impianto narrativo si affida tutto alla sceneggiatura ed alla regia, il resto ispessisce la sostanza, ma certo non ne crea. Tornatore è autore di entrambe come suo solito. La regia è classica e raffinata, è una mano che ormai quasi ogni spettatore italiano conosce, una mano elegante, senza grossi balzi, solida, per fortuna stavolta poco opulenta, e per nulla autoreferenziale. Gli attori sono perfettamente calati nel ruolo, Rush su tutti, perfetto nell’aspetto e nella sottile valenza data ad ogni gesto.
La sceneggiatura è quella che porta i difetti maggiori all’opera, con qualche noia che ad una prima visione, tutta tirata verso la risoluzione dell’ “enigma”, passa inosservata, ma al secondo sguardo emerge e come, sopratutto nel ripetersi ciclico di avvicinamenti e distacchi bruschi tra i due protagonisti, Oldman e Claire.
La prima volta, non lo nascondo, ne uscii profondamente impressionato, finalmente un film d’autore con un finale! Ma ripensandoci: ha davvero un finale? Ha davvero la struttura organica che sembra mostrare? No! Molte cose restano ambigue, irrisolte, certi personaggi hanno capo ma non coda (vedi Billy). Molto è in effetti lasciato allo spettatore.

Una mia tradizione di lungo corso dice che se il giorno dopo mi ritrovo a pensare al film che ho visto vuol dire che era un bel film. Così è capitato. Ma come metterla ora che ho trovato il film peggiore, che ho scoperto buchi e difetti? Cosa fare con questa stoffa pregiata ma piena di toppe? Cerco una via ragionando su due punti: artificiosità e sottrazione.
La mano di Tornatore è un bell’inganno, lo sappiamo da tempo, maschera sempre un po’ le cose, le prende e rigira come vuole lei ma impercettibilmente, senza farsi notare, lasciando sempre un’apparenza coerente, scorrevole. Ecco l’artificio. Ponendosi alla giusta distanza, Virgil, Claire, Robert, sembrano tante marionette legate a dei fili invisibili, inspiegabili, agiscono secondo il fine del film e non secondo il fine del personaggio: non sono individui ma tessere. Prendiamo una scena ad esempio: Virgil va a casa di Claire, ma chiamandola non riceve risposta, entra in agitazione, trova macchie di sangue, urla implorandola di aprire la porta, ha bisogno di medicazioni. Lei non apre, gli grida di andar via, e nonostante sembra che la cosa sia grave la scena finisce lì, senza alcuna risoluzione. Col senno di poi sappiamo che non poteva aprire perché il tutto era organizzato, studiato per far legare sempre più Virgil a Claire, ma quando uno spettatore non sa il resto come si spiega quella scena? Non può spiegarsela, semplicemente la dimentica, il dialogo successivo la cancella, seppellisce. Risultato: la scena non serve allo spettatore, serve forse solo a chi riguarda il film. Rush in un’intervista ha detto di apprezzare Tornatore perché sapeva esattamente cosa voleva dal suo film e come doveva essere messo in scena. È vero, Tornatore lo sa perfettamente, ma invece di costruire il finale assieme allo spettatore ha questa materia filmica, bella, perfetta, e non fa altro che piegarla verso la risoluzione, piegando appunto, non spiegando. E la storia vien fuori troppo plastica, troppo meccanica (il paragone con l’automa in questo caso calza ancora di più), macchinosa più che umana: artificiale come dicevamo.
D’altra parte, e qui veniamo al secondo punto, sembra che Tornatore dalle sue numerosissime idee su questo film, nei lunghi anni che questo soggetto gli è stato dentro, abbia necessariamente lavorato per sottrazione, ricavando queste due ore da un materiale che sarebbe potuto durare il doppio ma, dico io, anche la metà. La seconda ora mescola tante di quelle cose che si perde in chiarezza,ù e in respiro, sono arrivato al finale confuso più che affascinato, stordito più che coinvolto.
Molte cose potevano essere tolte, Billy ha davvero una funzione? Cosa vuol dire quell’aggressione? Chi aggredisce? Perché? Tornatore in tutti i suoi film, almeno quelli che ho visto, ha sempre un po’ preferito il caos, la commistione, la somma di infiniti elementi invece di pochi tratti definiti. Forse in Baaria era la soluzione più ovvia (sebbene i risultati), in Nuovo cinema paradiso l’essenza stessa dell’ambientazione, nel Pianista sull’oceano era quasi necessaria, ma qui perché? In un certo senso inibisce lo spettatore che vuole “risolvere il caso”, da una parte riempiendolo di soluzioni possibili, dall’altro privandolo degli indizi necessari.
Son convinto che tagliando qua e là poteva venir fuori davvero un grande film, forse il suo migliore.

migliore

Eppure qualcosa di magnetico resta, definirei comunque La migliore offerta un bel film, forse non un buon film, ma cos’è che lo rende comunque tale? In fondo è un’opera che non strizza mai l’occhio, che sa il fatto suo, che fa agire tutti i piani secondo la dualità verità/finzione e raggruppando tutti i piani su questo confine riesce a dar loro una strana coesione.
La cosa più riuscita resta il personaggio di Claire, che la fragile bellezza di Sylvia Hoeks sottolinea e arricchisce, nel suo pescare a piene mani in entrambi i territori, nella verità e nella finzione, nell’amore e nell’opera d’arte, lasciando il dubbio su quale sia la sua verità, la sua collocazione in questo scacchiere. È la sua ambiguità in fin dei conti a tenere in piedi il film. Io credo si fosse davvero innamorata di Virgil, scoprendone la tanta celata umanità, che lei invece era costretta a celare.
Virgil da parte sua è l’ago che mette insieme tutti gli elementi, che tesse e ricama su questa tristissima trama di solitudine, ma come me ne è uscito frastornato, confuso, sconvolto, in equilibrio sulla costa tra la bellezza del falso e la cruda meccanica incomprensibile verità.

Tornatore è la nostra migliore offerta internazionale a quanto pare. Lo è davvero?

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